I miei occhi e la tour Eiffel

I miei occhi e la Tour Eiffel

Parigi, la quinta città più cara al mondo, il centro del mondo considerati tutti i monumenti che “contiene” questa bellissima metropoli: l’ Arc de triomphe, la Madaleine, l’ Opera Garnier, Place de la Concorde, il Museo de louvre, i Jardin du Luxamburg, Palais royal, Palais de chaillot, la Tour Eiffel…. Ho girato in lungo e in largo questa città per scoprire la mia seconda patria, ” la Francia”, che ha colonizzato il Marocco, mio paese d’origine, per più di cento anni. Le case sono tutte abbellite da poggioli pieni di fiori di vari colori disposti con uno stile molto elegante. Si respira il profumo dell’ordine, della pulizia. Per strada la gente ha modi gentili, educati: passando davanti ad un poliziotto questi si rivolge ai passanti con “Bon jour Madame!, Bon jour Monsieur!”. Ovunque percepivo di essere in una cittá dallo stile tutto particolare. Sono stato nella parte francese a godere la bellezza di Parigi.

Un giorno ho deciso di andare a visitare la zona più “problematica” i politici, le banlieux de Paris, Barbès, Gotte d’or, Belle Ville, dove vivono gli immigrati suddivisi per etnia. C’è il quartiere dei Magrebini, quello degli Indiani e dei Pakistani, quello dei Sudamericani, quello dell’ Africa centrale e cosí via….

Ecco il quartiere Magrebino “Goutte d’or”. Quando sono sceso dal metrò ho percepito subito un’ atmosfera a me familiare, ma ho subito capito anche di essere in un’altra Parigi, diversa da quella già ammirata: la Parigi dei magrebini, dove tutto è diverso.

Quartiere:
è un Marocco “in miniatura”, in Europa, a Parigi, sporco e disordinato, poggioli carichi di vestiti messi a stendere , senza piante né fiori. È abitato al 99% da magrebini, le strade sono piene di bambini che giocano all’aperto, di vecchi e giovani che non hanno niente da fare. Un’unica cosa accomuna le due Parigi, le macchine. Questo quartiere è pieno di macchine: quasi ogni famiglia ha almeno tre automobili e questo mi ha riportato alla memoria i Rome e i Sinti di Bolzano.

Scuola:
passeggiando per il “Marocco parigino”, ho visto una scuola, che mi ha incuriosito e cosí sono entrato per parlare con un responsabile. All’entrata ho parlato con una ragazza algerina che lavorava lì come operatrice sociale e mi ha raccontato che tutti i bambini in quella scuola sono di origine nordafricana e che non ci sono francesi tra loro. Questa informazione mi ha amareggiato, quasi spaventato. Questo ghetto scolastico non aiuta quei bambini ad integrarsi, che conoscono solo la cultura dei genitori, quella magrebina. E allora mi sono chiesto cosa possono fare quando escono dal quartiere visto che non sono abituati a confrontarsi con i francesi. Questa situazione crea un distacco totale dalla cultura francese che porta allo scontro e all’odio. Ho avuto un secondo incontro con la direttrice della scuola, lei lavora e porta avanti la sua scuola come puó, ma sa bene che così la Francia non è in grado di andare avanti e che l’attuale politica per l’integrazione porta con sé problemi che si moltiplicano nel tempo. La direttrice mi ha raccontato della scuola elementare di Ville de Paris e mi ha detto che i genitori non vanno mai a scuola, non si interessano degli studi dei loro figli, perché per loro la scuola è solo un luogo dove i bambini passano il loro tempo e che gli insegnanti devono fare di tutto e occuparsi di loro.

Proprio all’entrata della scuola c’era un uomo anziano, di circa 66 anni, che indossava vestiti di foggia araba sporchi e stava seduto in silenzio con dei fogli di carta davanti a sé. Mi sono avvicinato “Salam Haj!” l’ho salutato e gli ho chiesto “Cosa fai qui? Non vedi che questa è l’ entrata della scuola?” . Lui mi risponde “Salam! Sto qui perché sono “fqih” e scrivo “Hjabat” alle persone che vogliono sposarsi, che vogliono trovare una donna, che sono ammalate, che sono in contatto con uno spirito (Gino)…”. Mentre lui raccontava, la mia mente viaggiava verso il Marocco, dove l’ignoranza porta le persone a credere a tutto, ma non riuscivo ad immaginare come questo potesse succedere a Parigi a persone nate e cresciute lì.. Vi rendete conto cosa significa questo? Quell’ uomo vive a Parigi da 45 anni e non ha imparato nulla della società occidentale e la cosa ancora più grave è che altre persone vengono da lui per risolvere i loro problemi talvolta impossibili. Non c’era solo lui lì, dall’altra parte della strada altri due “Fqih”.

Anziani :
Le strade del quartiere sono piene di anziani, che sono arrivati in Francia nel 1940 e adesso sono in pensione, che non parlano bene il francese e passano tutto il tempo seduti per strada su un cartone giocando a carte. Questa immagine è tipica del Magreb ma è stata riprodotta tale e quale in Francia dalle persone che vivono lì da ormai cinquanta anni. Questo a dimostrazione del fatto che non hanno imparato niente dai francesi e che hanno conservato intatta la loro cultura.

Giovani:
per i giovani magrebini non c’è differenza tra sabato, domenica o un qualsiasi altro giorno della settimana; sono sempre per strada, non lavorano, non vanno a scuola, non frequentano corsi di formazione, non fanno nulla per informarsi. Un responsabile della Scuola di Formazione, presso cui sono andato, mi ha detto che gli immigrati non vogliono fare corsi di formazione: dopo aver finito la scuola dell’obbligo stanno a casa o per strada. Parlando con alcuni ragazzi mi hanno detto che, se anche avessero un diploma, nessuno darebbe loro un lavoro perché sono magrebini. Dice Hamid: “Vorrei tanto conoscere una ragazza francese, ma le francesi non ci rivolgono neanche la parola e ci fanno sentire diversi, sporchi, cattivi e aggressivi.” E ancora “Ogni tanto succede che due magrebini litighino, ma le forze dell’ordine non intervengono subito; quando invece il litigio è tra un magrebino e un francese allora intervengono subito e questo non è giusto.”dice Hamid.

Lavoro:
“Mal formati, non hanno voglia di lavorare e sono sempre in malattia” racconta un francese. Il miglior posto cui possono aspirare i magrebini è quello di autista di taxi o di autobus. Tanti fanno altri tipi di lavoro, la maggior parte vende vestiti, frutta e verdura o gestisce un piccolo ristorante. Si sentono discriminati da tutti i posti di lavoro. Sei mesi fa un algerino ha dovuto cambiare il suo nome per ottenere un lavoro come contabile in un’ azienda.

I magrebini e i francesi non hanno gli stessi interessi e nell’aria della splendida Parigi si può sentire vivo lo scontro culturale e non il confronto tra culture…..

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